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PELLIO INFERIORE


Cenni storici

L'affermata origine greca del nome farebbe risalire le origini di Pellio all'epoca di Giulio Cesare e ai coloni greci da lui portati nella terra comasca. È certa comunque a Pellio Inferiore, nella zona più a valle del paese, la presenza di un antichissimo castello, di cui ora rimangono solamente parte delle mura incorporate in vecchie costruzioni medioevali e secentesche, la cui origine è fatta risalire da alcuni ad epoca romana. Questa zona è chiamata ancora Carlasc, nome portato ancora dagli artisti del luogo, che si firmavano De Caslatio, De Castellazzo. Pellio fece parte della Contea della Valle Intelvi; nel secolo XII fu sotto la giurisdizione del Comune di Como e nel secolo XIII feudo dei Camuzzi. Coinvolto nelle lotte tra le fazioni, nel 1416 divenne feudo dei Rusconi, concesso quindi ai Marliani nel 1583, passò poi ai Riva Andreotti nel 1713. La parrocchia di S. Michele Arcangelo fu staccata dalla matrice di Castiglione nel 1600 dal Vescovo Filippo Archinti. Nel 1686 Ercole Ferrata fondò un legato per l'istituzione della prima farmacia della Valle con farmacista o speziale e del primo medico condotto a favore degli abitanti della Valle Intelvi. Nel 1700 il Consiglio Generale Intelvese fu trasportato da Laino a Pellio Inferiore; questo fatto; questo fatto generò un lungo dissidio risoltosi poi a favore di Laino nel 1726. Il 13 maggio del 1796 all'inaugurazione del Governo Repubblicano Napoleonico, fu piantato nella piazza di Pellio l'albero della libertà e per opera di Giovanni Battista Corbellini vi convennero per il gran ballo, comaschi e valligiani, mentre tutte le cime della vallata si illuminarono di fuochi. Nel 1910 si tenne a Pellio, nel palazzo comunale, una esposizione artistica di tutte le opere della Valle Intelvi per onorare la memoria di Ercole Ferrata.


Cenni artistici

La parrocchiale, dedicata a S. Michele Arcangelo, sorge a valle del paese vicino al cimitero. È ricordata nel 1593 dal Vescovo Ninguarda a due navate, e affrescata. Fu consacrata nel 1610. Subì poi continui rimaneggiamenti fino alla definitiva sistemazione attuale a tre navate irregolari. Nel 1822 fu costruito il portale in pietra dai lapicidi di Pellio e nel 1935 fu costruita la nuova facciata in pietra su progetto del prof. Vidoletti. Visitando l'interno, osserviamo, a sinistra, il fonte battesimale, seguito dall'altare di S. Antonio. Nella parete di fondo troviamo la custodia delle statuine in legno d'olivo, opere di Ercole Ferrata. Da sinistra a destra, le statuine rappresentano San Giacomo, San Pietro, San Paolo, la Madonna del Rosario, Sant'Andrea, San Giovanni Evangelista, e San Giovanni Battista. Sul lato sinistro il pulpito in scagliola di Paolo Caprani. Sulla parete di sinistra del presbiterio, un tabernacolo marmoreo cinquecentesco. Sulla parete di fondo del presbiterio, una tela con la Presentazione del Bambino al Tempio e la Purificazione della Vergine, attribuita a Carlo Carloni di Scaria. Ai lati della tela, due eleganti custodie per le reliquie, del 1600. Sulla volta, in una cornice in stucco policromo, il trionfo di S. Michele, opera attribuita a Carlo Scotti di Laino. Nella navata di destra, l'altare della B.V. della Purificazione con la statua lignea settecentesca. La chiesa fu affrescata nel 1940 dal pittore Luigi Cavallini e fu decorata da Leopoldo Carelli di Milano. In località Garello troviamo l'Oratorio della Madonna del Fiume, di origine assai antica e portato poi in seguito alla sua forma attuale per i lasciti di Ercole Ferrata e di Simone Dario. Sulla facciata un'elegante Madonnina attribuita ad Ercole Ferrata. L'altare di sinistra, dedicato alla Madonna, ha mostrato, in un recente ritrovamento, un antico affresco cinquecentesco con la Beata Vergine e i Santi Sebastiano e Rocco. Il presbiterio, racchiuso da una cancellata in ferro, presenta un interessante soffitto a stucchi e l'altare maggiore realizzato da Giovanni Battista Barberini nel 1645. L'altare di destra dedicato a S. Carlo, mostra alcune interessanti tele secentesche, un paliotto in scagliola policroma, affreschi e stucchi nella volta. È interessante visitare nel centro abitato di Pellio la casa di Ercole Ferrata, la prima farmacia della Valle, la fontana sulla piazza, elegante costruzione secentesca in pietra attribuita a Domenico Morelli, e l'abitazione della famiglia De Aria con l'antico portale, detto del Bavè.

 

PELLIO SUPERIORE


Cenni storici

Il paese di Pellio Superiore, che estende il suo territorio fino al Piano delle Noci, specie nella sua parte più alta, è stato certamente abitato fin dai tempi della preistoria, come dimostrano i numerosi massi erratici cupelliformi che si posso trovare nella zona. Dell'epoca pre-romana, ricordiamo la necropoli di Pellio descritta sulla rivista archeologica dell'antica diocesi e provincia di Como. Questo cimitero si trova lungo la strada che fiancheggia l'attuale campo sportivo. I reperti sono conservati al Museo Civico di Como. Sull'altipiano di S. Giorgio dovette esistere un castello, nella zona dell'attuale chiesa. La configurazione del luogo e alcuni nomi come Cailet (Castelletto) rendono probabile la tesi, che dovrebbe essere dimostrata con degli scavi archeologici. I Magistri Antelami lasciarono testimonianze della loro arte nella chiesa di S. Giorgio che, prima dei rimaneggiamenti secenteschi, presentava una purissima architettura romanica. Pellio fece parte della giurisdizione del comune di Como nel secolo XII, fu feudo dei Camuzzi nel secolo XIII e quindi passò ai Rusca nel 1416; in seguito fu concesso ai Marliani nel 1583 ed ai Riva Andreotti nel 1713. La parrocchia di S. Giorgio fu staccata dalla matrice di Castiglione nel 1600 dal Vescovo Filippo Archinti. I Comuni di Pellio Superiore e Pellio Inferiore, detti anche Pellio Sopra (o Pelsopra) e Pellio Sotto (o Pelsotto), furono uniti nel 1756 sotto Maria Teresa.


Cenni artistici

La parrocchiale di S. Giorgio, ora Santuario della Beata Vergine di Caravaggio, sorge in posizione elevata, vicino alla casa parrocchiale e al cimitero. Della primitiva costruzione romanica ci rimane la facciata in pietra squadrata con incorporato il campanile, e la parte destra della navata, sul cui esterno sono visibili archetti di coronamento ed una monofora accecata del settecento. Il Vescovo Ninguarda nel 1599 la ricorda costruita in due navate, « con diverse pitture » e il campanile a torre. L'edificio fu restaurato ed ampliato nel 1722; e poi successivamente nel 1830. Ha una sola navata con nicchie e cappelle laterali, abside trilobata e sacrestia. L'abside costruita nel 1930 su progetto dell'architetto Chiappetta fu decorata ed affrescata dai pittori Cavallini e Carelli di Milano. Visitando l'interno troviamo a sinistra l'altare della Beata Vergine di Caravaggio con la statua lignea, quindi sulla parete sinistra della navata una gran tela tonda con cornice dorata, raffigurante lo Sposalizio mistico di S. Caterina, alla quale sta di fronte sull'altra parete un'àaltra identica tela che raffigura la Natività. Sono opere attribuite a Carlo Carloni di Scaria. Nella parete di sinistra dell'abside, dietro l'èaltare maggiore, è inserito un tabernacolo eucaristico in pietra, che risale all'inizio del XVI secolo ed èè attribuito ad Antonio Medaglia di Pellio. Rimuovendo la pala del secondo altare di destra, è venuto in luce un affresco cinquecentesco di scuola lombarda raffigurante la « Natività »èùòè. In fondo alla chiesa, nella parete interna, è collocata una scultura di marmo firmata e datata da Antonio Spazzi nel 1810 e raffigurante S. Giorgio. La Sacristia, definita il migliore e più completo esempio di rococò intelvese, è un'aula settecentesca ricca di stucchi, a motivi floreali su fondi leggermente colorati in giallo e rosa, e di cornici racchiudenti affreschi monocromi, raffiguranti angeli e scene della vita di S. Giorgio. Gli stucchi portano la data 1760 mentre gli affreschi dei riquadri inferiori, firmati dal pittore locale Pietro Molciani, risalgono al 1769. Da dietro l'abside si gode un vasto panorama sulla Valle Intelvi e sul lago di Lugano in direzione di Porlezza. In centro al paese sorge, sui resti di un edificio più antico, l'Oratorio di S. Maria, a due navate, consacrato nel 1532 e restaurato nel Settecento: sull'architrave della porta laterale si legge la data 1792. All'interno, in una nicchia sul lato sinistro, è sistemato il fonte battesimale, sormontato da un tempietto in marmo bianco a sezione ottagonale, coperto da una cupoletta che si conclude in alto con la statua del Redentore: l'opera è datata 1583 ed è decorata da cinque bassorilievi con le figure degli Evangelisti e di una santa. Questo tempietto era il tabernacolo dell'altare maggiore, come ricorda il Ninguarda nella visita pastorale del 1593. Sulla parete sinistra dell'abside poligonale è appeso uno strappo d'affresco raffigurante la Madonna con S. Caterina ed un Santo Vescovo: è attribuito alla Scuola del Bergognone (fine del XV sec.). La tela sull'altare maggiore raffigurante l'Immacolata è opera di Onorato Andina di Argegno. Sulla lesena sinistra dell'arco trionfale un affresco quattrocentesco raffigura la « Madonna del Latte ». Sulla seconda della parete destra della navata, un altro affresco quattrocentesco riproduce la figura di S. Antonio da Padova. Tra le case antiche del paese ricordiamo: presso la Chiesa di S. Maria, Casa Noli, già Pasquelli, antico convento del 1200 con portale e loggia; in Piazza, Casa Bruni, con l'affresco della Madonna, già Casa Molciani al quale si attribuisce l'affresco; in via Rocco Lurago, Casa Manzoni con grande sala a stucchi, già Casa Rossi.


Fonte: Cavadini Fernando, Valle Intelvi, Casa Editrice Pietro Cairoli, Como, 1969.



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Stemma del Comune di Pellio Intelvi
Comune di Pellio Intelvi